Sui sentieri dei briganti

Tra Storia e Natura

In cammino sulle tracce dei briganti che in queste zone del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise sono passati alla storia. Ripercorreremo i loro passi tra grotte, valli, boschi molto fitti e zone selvagge che costituirono un ottimo rifugio per i briganti. Attraverso questi sentieri è possibile avere anche una prospettiva visuale migliore su quello che è stato il fenomeno del brigantaggio in Abruzzo. Tre giorni di cammini in luoghi simbolo dove scopriremo le loro storie oltre che le bellezze naturalistiche di questo territorio.

DURATA

3 giorni

Luogo

Barrea (AQ)

Lunghezza

5-12 km al giorno

Dislivello

200-550 mt al giorno

Difficoltà

(E) Escursionistico

Gruppo

Max 8 persone

Sicuramente la natura impervia e boscosa del territorio contribuì ad offrire innumerevoli rifugi e nascondigli alle bande di briganti che qui trovavano anche svariate vie di fuga verso altri territori (Valle di Canneto e Alto Molise). Inoltre, secondo lo storico Uberto D’Andrea anche la pratica della pastorizia giocò un ruolo a favore del brigantaggio. Al riguardo, D’Andrea ritiene che l’esistenza di decine di stazzi in alta montagna (popolati da numerosi pastori durante i mesi estivi) abbia garantito ai briganti dei punti di riferimento sia per il rifornimento di viveri che per lo scambio di informazioni (spostamenti dei militari e avvenimenti nei paesi del fondovalle).

La figura del bbrëiandë «brigante / bandito», quasi come quella del lupo mannaro o del fantasma, fa ormai parte del tradizionale immaginario collettivo alto sangrino. È ancora relativamente facile ascoltare dai più anziani racconti inerenti fantasmagorici bottini nascosti dai briganti nel tronco cavo di faggi secolari oppure in stretti anfratti di rocce difficili da raggiungere.

Tre giorni di cammino in luoghi simbolo dove scopriremo le storie dei briganti oltre che le bellezze naturalistiche di questo territorio.

1° GIORNO: Il Brigantaggio nell’Alto Sangro


Arrivo libero a Barrea e sistemazione. Nel primo pomeriggio incontro con le guide e visita del Centro storico di Barrea, un piccolo borgo medioevale immutato nel tempo. Attraverso i due soli accessi la “Porta di Sopra” e la “Porta di Sotto” si entra in un susseguirsi di vicoli, piazzette e scorci panoramici. Il percorso si svolge all’interno della cinta difensiva delle antiche “Case Mura” che collegano lo “Studio”, primo edificio di Barrea, con il Castello. Visita al Castello, posto sulla parte più alta del paese, che con le sue due torri, quella quadrata dell’XI sec. e quella rotonda del 1500, domina il borgo e tutta la valle. Dal Castello si apre lo sguardo verso l’incantevole paesaggio della valle e, sul versante opposto, maestosa è la profonda gola percorsa dal fiume Sangro che scorre verso la piana di Alfedena. Passeggiando nell’antico borgo di Barrea verrà raccontato il fenomeno del brigantaggio in questo territorio, di quando venivano chiuse al tramonto le due Porte per timore e un soldato della Guardia Nazionale era sempre li a controllare. Dalla torre più alta del Castello, meraviglioso punto panoramico, si osserverà tutto il paesaggio circostante, le montagne e i valichi maggiormente frequentati dai briganti e i fitti boschi dove si nascondevano. Un viaggio introduttivo attraverso il quale è possibile avere anche una prospettiva visuale migliore su quello che è stato il fenomeno del brigantaggio in Abruzzo. 

Durata: 2.30 h – Difficoltà: facile

 

2° GIORNO: Briganti sul valico


Dopo la prima colazione ci sposteremo in auto fino al Pianoro le Forme nel Comune di Alfedena. Il sentiero inizia all’interno di una grande faggeta e risalendo la valle si raggiunge il limite del bosco. Da qui lo scenario cambia, il profilo inconfondibile del Gendarme e del Monte Meta appare maestoso e tra vecchi stazzi di pastori e pascoli di altaquota il sentiero prosegue in questa valle modellata da antichi ghiacciai fino a raggiungere il Passo dei Monaci, crocevia tra Abruzzo, Lazio e Molise percorso fin dai tempi più remoti da pellegrini, commercianti e briganti. Questo territorio così particolare è il regno di un branco storico di Camoscio appenninico, che fra balzi, rupi e ripide praterie fa l’acrobata, brucando l’erba o riposando comodamente su pareti a strapiombo. Dal Passo dei Monaci un’ultima salita conduce alla vetta. Da qui il panorama toglie il fiato, lo sguardo può spaziare sulle principali catene montuose dell’Appennino Centrale e nelle giornate particolarmente terse, anche fino al mare. Pranzo in quota e discesa attraverso un altopiano caratterizzato da piccole valli e colline, modellate dal peso di antichi ghiacciai e dalla forza delle acque generate dal loro scioglimento. Salutato il vecchio fortino, presidio della Guardia Nazionale contro i briganti di un tempo, si scende nella faggeta fino a raggiungere le macchine per chiudere l’anello.

Distanza: 12 km – Durata: 8.00 h – Dislivello: 750 mt – Difficoltà: impegnativo

 

3° GIORNO: Nunzio Tamburrini a Lago Vivo


Dopo la prima colazione breve spostamento con le proprie auto fino all’inizio del sentiero. Il percorso comincia nella faggeta della Valle dell’Inferno e dopo due ore si raggiunge la conca carsica del Lago Vivo, ai piedi di una cornice di montagne rocciose e boschi di faggi centenari, zona tra le più popolate di animali selvatici. Nunzio Tamburrini, un famoso brigante, fu responsabile di uno degli episodi più cruenti del brigantaggio abruzzese, l’eccidio di Lago Vivo, del 22 giugno del 1863, in cui persero la vita sei guardie nazionali e cinque pastori. Il Lago Vivo, situato a 1591 mt, regala agli occhi di chi lo raggiunge panorami coinvolgenti, bellezze di interesse naturalistico e geologico e cela le tradizioni del mondo pastorale. Il lago raggiunge il suo massimo splendore durante la primavera, quando lo scioglimento della neve fa aumentare il suo livello e tutto intorno le fioriture colorano i prati, per poi svuotarsi quasi completamente attraverso una rete di fiumi sotterranei, durante il periodo estivo. Il suo nome “Vivo” deriva proprio da questo particolare fenomeno legato alla geologia delle montagne del Parco, ogni anno nasce, vive e muore. Il sentiero prosegue comodo tra i grandi faggi del Serrone, una foresta che nasconde i segni delle glaciazioni scavati sulle pietre, e si raggiunge una terrazza naturale, a strapiombo sulla profonda Valle del Rio Torto, e dalla quale si può ammirare tutta la catena dei Monti della Meta e delle Mainarde molisane. Qui ci rilasseremo per il pranzo. La discesa prosegue ancora nella faggeta fino a raggiungere il terzo punto panoramico di questo splendido itinerario, l’affaccio sul Lago della Montagna Spaccata e il Molise. Attraversando vecchie mulattiere, muretti a secco, radure e boschi, dove un tempo i barreani venivano a lavorare la terra e pascolare gli animali, torneremo al punto di partenza.  Ritorno alle macchine e saluti.

Distanza: 10 km – Durata: 7.00 h – Dislivello: 550 mt – Difficoltà: medio – impegnativo

PREZZO: 120€

(sconti per famiglie e ragazzi sotto i 14 anni)

COSA È INCLUSO

Guida e organizzazione

COSA È ESCLUSO

Cene e pernottamento
Spese personali
  • Zaino da montagna
  • Coprizaino per la pioggia
  • Giacca impermeabile
  • Piumino
  • T-shirt di ricambio
  • Pantalone da trekking (lungo)
  • Scarponi da trekking
  • Acqua (almeno 1.5 l)
  • Guanti e Cappello
  • Torcia Frontale

Per l’alloggio e le cene possiamo consigliarvi alcune strutture di Barrea con le quali di solito collaboriamo ma sei libero di organizzarti come preferisci, basta solo che ce lo comunichi al momento della prenotazione.

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